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Promettimi questo Natale
Un epilogo bonus per Promettimi questo Natale
Kody
«Oh, guarda questo cucciolo che ha bisogno di un affido!» Nova girò il portatile verso di me su una delle pagine del Santa’s Helpers Animal Shelter, che mostrava la foto di un soffice e assolutamente adorabile gattino, in piedi su tre zampe, lo sguardo spaventato.
In alto c’era un banner rosso con il suo nome. Charlie.
«Oh, Charlie!» esclamai, mi sedetti sul nostro nuovissimo divano rosso natalizio e mi avvicinai a Nova per poter accarezzare il gatto sullo schermo. «Che gli è successo?»
Nova si aggiustò il portatile sulle ginocchia e mi mise un braccio intorno alle spalle per mettermi comodo. Il divano, che era arrivato solo il giorno prima, era abbastanza grande da permettere a tutti e due e a tutti i nostri animali di accoccolarsi e sonnecchiare allo stesso tempo, un fatto che aveva giocato un ruolo molto importante nella scelta di quel divano rispetto ad altri. Forse non avevamo ancora molte cose nella nostra nuova abitazione, ma stavamo costruendo la casa dei nostri sogni un giorno e un oggetto alla volta.
«È nato così. Ma, poverino, è stato maltrattato nel suo precedente… posto.»
La frustrazione di Nova mi fece avvicinare a lui. Adoravo mio marito quando era così perfetto e appassionato, soprattutto su un argomento che entrambi amavamo, ossia gli animali.
«Ho la sensazione che stiamo per aggiungere un altro esemplare alla nostra collezione,» dissie guardai Milk e Cookie addormentati ai nostri piedi.
«Sì?» chiese Nova, come se non riuscisse a credere che avessi detto quelle parole.
«Non vedo perché no. Charlie ha bisogno di tutto l’amore possibile e noi ne abbiamo in abbondanza, non è vero?» dissi. Guardai i suoi bellissimi occhi marroni e il mio cuore ebbe un sussulto.
Tendeva a succedere spesso. Si pensava che il tempo avrebbe dovuto diminuire gli effetti del vero amore ma, se possibile, con me li aveva solo intensificati. Almeno quando si trattava di noi.
Nova batté le mani e mise via il portatile.
«Evviva. Domani chiamo Elias per organizzare il tutto.» Si appoggiò allo schienale e fece un respiro profondo. «Devo anche andare al negozio di animali e prendergli un bel letto caldo. E uno spray calmante per evitare che diventi troppo nervoso con i cani e i gatti. E possiamo sistemarlo nella stanza degli ospiti al secondo piano, per cominciare, finché non si sentirà più sicuro. Sempre che non lo sia già. Voglio dire, magari era solo un brutto giorno per fargli una foto. Solo perché sembra triste nella foto, non significa che sia un gatto pauroso…»
Il cuore mi rimbombò nel petto e lo stomaco tremò per tutte le farfalle che vi si erano rifugiate dal giorno in cui lo avevo conosciuto. E non riuscii più a sopportarlo. Lo baciai. Lo baciai ancora e ancora con una passione che non provavo da molto tempo.
Mi sdraiai e lo tirai accanto a me, i nostri baci si trasformarono in una danza inebriante che non volevo interrompere. Portò le sue mani sul mio viso, con dita delicate che sfioravano la mia pelle come se temessero che mi sarei rotto, se non fossi stato maneggiato con cura.
Lo guardai, il modo in cui mi stringeva, il modo in cui le sue labbra seguivano le mie, come se non avessero altro modo di esistere, se non incastrate nelle mie, e qualcosa in me… scattò. Era come gettare un fiammifero acceso su una pozza di benzina. Tutto d’un tratto, ogni parte di meiniziò a bruciare.
«Ti amo, mia supernova,» mormorai e lui sorrise con gli occhi chiusi, assaporando il mio amore come faceva sempre.
«Anch’io ti amo, mio principe azzurro,» rispose e io rivendicai di nuovo le sue labbra.
Avvolse le sue mani intorno a me e io feci scivolare la mia gamba tra le sue avvicinandoci ancora di più. Ero così caldo, teso ed eccitato, che quando i nostri fianchi si scontrarono, i suoi occhi si aprirono e lui mi fissò.
«Tesoro?»
«Sì?» domandai e non riuscii a trattenere il sorriso che mi spuntò sulle labbra.
«Ma è… quello che penso?»
Lo zittii. «Non dirlo. Potresti spaventarlo e chissà quando tornerà.»
Si morse il labbro per un secondo, passandomi il pollice sulla guancia quando disse: «E…questo significa che vuoi…?»
Annuii. «Se anche tu lo vuoi.»
Ricambiò il mio sorriso e mi attirò di nuovo a sé per baciarmi. Non eravamo mai stati così passionali, così disordinati, così… bisognosi. Era un livello completamente nuovo di intimità e di apprezzamento che non avevo mai provato con nessuno dei miei partner in passato. Mi resi contoche era stato mio marito a risvegliare quest’altro lato di me.
Il nostro groviglio di lingue si trasformò in una sinfonia di gemiti e, prima che mi rendessi conto di quello che stava succedendo, ci trovammo sdraiati lì, nudi, sul nostro divano rosso nuovo di zecca e con i nostri animali ben lontani dalla nostra vista, quasi come se avessero saputo che ciò che stava per avvenire non fosse qualcosa a cui avrebbero dovuto assistere.
La mia mano tremò mentre lo raggiungevo e lo avvolgevo, ma mi accorsi che non appena anche lui mi toccò, i miei nervi si sciolsero, sostituiti da un bisogno. Un bisogno che solo mio marito poteva soddisfare. Più ci toccavamo, più ci baciavamo, leccavamo e strofinavamo l’uno contro l’altro, più il mio bisogno cresceva e trovavo la strada per scendere su di lui. Per la prima volta in vita mia, non mi sentivo costretto o spaventato o qualsiasi altro miscuglio di emozioni che avevo provato in tutti i miei precedenti tentativi di fare l’amore.
In effetti, il piacere di Nova era l’unico pensiero nella mia mente mentre lo aiutavo a raggiungere l’orgasmo. Era una cosa bellissima. Vederlo disfarsi, sciogliersi sotto il mio amore e il mio controllo. Se solo avessi potuto incorniciarlo e guardarlo in ogni momento di ogni ora di veglia.
Ma non ne avevo bisogno. Perché lo avevo nella mia vita. Ogni singolo giorno. E quello era anche meglio.
Anche se la sua sete era placata, la mia non lo era e Nova prese il comando, assicurandosi di toccarmi e assaggiarmi con una fame splendida che lo faceva sembrare ancora più bello. Forse non avevo bisogno di liberarmi, ma lo volevo e, mio Dio, mi sentii così bene quando mi sciolsi sotto di lui. Ma la sensazione migliore fu quella di accoccolarci dopo, nudi insieme per la prima volta dopo il sesso, ma più a mio agio di quanto non lo fossi mai stato.
«Ti amo,» dissi di nuovo. Perché non avrei mai potuto dirlo abbastanza.
«Anch’io ti amo, mio principe.»
Studiò il mio viso per un secondo e io sollevai un sopracciglio.
«Cosa?» chiesi.
«Niente. Io… be’, ora che non corriamo il rischio di spaventare nessuno, ti dispiace se ti chiedo cosa ti ha portato a questo?»
Scrollai le spalle. «Non lo so. Sembravi così carino e stavi parlando di salvare un animale. Non… non ti è piaciuto?»
Nova rise e scosse la testa. «Certo che mi è piaciuto. Mi piaceva stare così vicino a te. Potrei suggerire di salvare l’intero rifugio, se ti rende così bisognoso.»
Sussultai.
«Ehi! Sono sempre bisognoso.»
«Sì, lo so. Ma non quel tipo di bisogno. È carino.»
«Bene. Sono contento che ti piaccia. Anche se non aspettarti che diventi un’abitudine.»
Nova sorrise e mi baciò. «Non me lo sognerei mai, mio principe.»
Mi inebriai di lui e chiusi gli occhi.
«Sono l’uomo più fortunato del mondo,» dissi. Perché era vero. Lo ero. Lo ero davvero, davvero, davvero.
«Uhm, cosa? Mi scusi, signor Campbell. Credo di essere io l’uomo più fortunato del mondo,grazie tante.»
Ridacchiai.
«Concordiamo sul fatto che siamo entrambi fortunati.»
Lui sorrise.
«Mi sta bene. Siamo entrambi fortunati. Ed entrambi siamo appena stati fortunati. Non è fantastico?»
Risi così forte che quasi mi venne un’ernia.
La vita con Nova era bella. Meglio di quanto avessi mai potuto sognare o sperare.
E avevamo appena cominciato.
«Allora, riguardo a Charlie. Che nome a tema natalizio gli daremo?»